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IN PRIMO PIANO
Anello appenninico
320 chilometri di puro piacere, toccando alcuni passi noti ed altri meno (molto meno) conosciuti
In questi anni sul mio siterello ho pubblicato molti itinerari dedicati alle Alpi, alle alpenstrasse austriache, ai viaggi realizzati nelle vacanze estive,
ma...quasi mai ho dedicato un po' spazio all'Appennino tosco-romagnolo, che è il mio "territorio naturale" per rilassarmi in moto con un giretto giornaliero.
Credo sia giusto, un po' alla volta, farsi perdonare. E regalare qualche spunto o informazione a chi voglia scoprire le splendide strade storte che uniscono le regioni
adriatiche con quelle tirreniche, perchè l'Appennino non ha i dislivelli ed i panorami d'alta quota delle Alpi, ma è comunque un gran bel luogo da "girare in moto" ;)
Ecco un percorso ad anello di circa 320 chilometri, percorribile in una giornata (5-6 ore più il trasferimento) con qualsiasi tipo di moto. Si può percorrere partendo
da Castelbolognese o da Cesena (raggiungibili facilmente dall'autostrada A14 o dalla E45 Roma-Ravenna, oppure anche partendo da Stia o Pratovecchio,
a pochi chilometri da Firenze.
Provenendo da Ravenna, naturalmente, io sono partito da Cesena. Seguendo la E45 in direzione Roma, cerchiamo il paesino di Borello.
In paese troviamo, sulla destra, l'indicazione Ranchio - Spinello.
E' una strada secondaria, poco trafficata, che già nei primi chilometri ti fa dimenticare traffico, turismo di massa, caos.
In mezzo ai calanchi delle prime colline romagnole, planiamo sul vecchio Bar-Ristorante del Passo del Carnaio. Ci vuole un caffè, anche se questo
costa dover investire qualche minuto per ascoltare (o riascoltare) le barzellette del proprietario!
Belle le curve in discesa del Carnaio. A Bagno di Romagna ci ritroviamo vicino alla E-45 ma naturalmente la evitiamo come la peste,
con quelle quattro corsie dritte e sopraelevate. Anche perchè, dopo San Piero in Bagno, sulla destra troviamo le indicazioni
per la splendida salita che ci porterà al Passo dei Mandrioli, che l'amico Fabio Baldrati ha soprannominato "il piccolo Stelvio". Strada splendida,
le foreste di faggi, la roccia a fianco del nastro d'asfalto, il panorama "là in basso"... sicuramente "i Mandrioli" sono uno dei passi più "alpini" dei nostri Appennini.
Scendiamo per ripidi tornanti nel buio delle faggete e siamo a Badia Prataglia. Qui, tenendo la destra nella piazza del paese, scegliamo di affrontare
il Passo di Fangacci. E' uno sterratino facile-facile percorribile da qualsiasi tipo di moto... Chi non volesse abbandonare l'asfalto,
al contrario, dovrebbe scendere per qualche altro chilometro e cercare, sulla destra, le indicazioni per Serravalle. Dal di qui seguire poi altre indicazioni per Camaldoli, e qui ritrovare l'itinerario...
Prima del passo di Fangacci, la strada fa una svolta a sinistra dove è impossibile NON fermarsi ad ammirare il panorama... laggiù, sulla nostra destra,
c'è l'invaso della Diga di Ridracoli. Noi siamo molto più in alto, ma questo balcone naturale, in mezzo alle faggete, è una finestra fantastica su buona
parte del versante romagnolo!
Scendiamo facendo attenzione alla ghiaia e ritroviamo l'asfalto prima dell'Eremo di Camaldoli. Camper, pellegrini, curiosi: ormai l'Eremo di Camaldoli è un'industria.
.. a me, da ateo ed anticlericale convinto, non interessa più di tanto... scuoto la testa e proseguo.
Poco dopo occorre fare attenzione: sulla destra troviamo l'indicazione per Lonnano-Pratovecchio e noi la seguiamo. Prima rimaniamo ancora in mezzo
alle estesissime faggete dei camaldolesi, poi inizia una discesa molto ripida verso la piana di Pratovecchio.
Pratovecchio, Stia... e attenzione ai fin troppi autovelox che pullulano da queste parti... e a Stia, seguendo le indicazioni stradali per Forlì,
ci troviamo lanciati verso la splendidissimissia strada del Passo della Calla. Che a mio parere, in questo versante, è una delle più belle
in assoluto dell'appennino! Curva dopo curva, tornante dopo tornante, godendo il ritmo delle pieghe (non c'è bisogno di rischiare o di fingersi in
una gara di SBK per divertirsi) siamo in cima al Passo... ancora pochissimi chilometri di discesa e raggiungiamo Campigna. Chi vuole sedersi al ristorante
(o addirittura fermarsi in albergo) può scendere in paese (dalla strada non si vede, ma c'è... scendendo sulla destra): il Granduca e lo Scoiattolo offrono soste più
che piacevoli.
Claudia ed io, quandp non è troppo freddo, rimaniamo invece sulla strada: all'altezza di Campigna infatti c'è l'Alpen Bar, un normalissimo chiosco
che ti permette di sederti tra abeti secolari e magari guardare la MotoGP nella piccola tv piazzata sul bancone... una buona piadina calda, un po' di polenta e funghi
o due tagliatelle.... l'Alpen Bar di Christian da aprile a ottobre è ormai una sosta obbligata. Dopo un'ottima piadina con prosciutto e formaggio, ripartiamo.
Scendiamo fino a Corniolo e da qui imbocchiamo la ripida strada che, a sinistra proprio dal centro del paese, porta al Passo della Braccina. Fino ad anno
scorso era uno starrato anche parecchio dissestato. Quest'anno lo hanno ...resinato. Sì, è una specie di asfalto realizzato fissando
con della resina i maledetti gravillon. Occhio alla presenza di ghiaino (soprattutto in discesa, dopo il passo), ma ora la Braccina è percorribile anche da una Superbike.
Passiamo Fiumicello, all'incrocio svoltiamo a sinistra in direzione Firenze e affrontiamo lo splendido e selvaggio Passo Tre Faggi. Gusto lungo, i Tre Faggi, foreste, curve,
panorama sul versante toscano dell'Appennino. Giunti all'incrocio con la SS67 svoltiamo ovviamente a destra pre salire al Muraglione.
Del Muraglione non dico nulla, tanto lo conoscete tutti: attenzione solo agli smanettoni che tendono ad essere convinti che la strada sia la loro pista, e noi
turisti dei fermoni da ...abbattere...
Dopo un caffè al Bar di Giovanni (un classico del Muraglione) scendiamo verso la Romagna. Passiamo San Benedetto in Alpe, Bocconi... poco
prima d Portico di Romagna a sinistra parte la bella strada del Passo Busca. Saliamo con tornanti non troppo impegnativi e, prima di giungere al passo, sulla destra troviamo
una vecchia casa abbandonata che, sulla facciata, riporta una scritta sbiadita "vulcano". Parcheggiamo di fronte alla casa e, a piedi, ragiungiamo il prato proprio
dietro alla costruzione: lì, oltre ad un bel panorama sulle vallate circostanti, c'è una fiamma eterna, alimentata senza soluzione di continuità da un getto
di gas... incredibile... se avete con voi le salsicce potete anche cuocervele!
Di nuovo in moto, alla Busca svoltiamo a sinistra per Tredozio e, una volta qui, teniamo la sinistra in direzione San Benedetto in Alpe. Eccoci in una vallata
selvaggia e poco frequentata che porta al Colle del Tramazzo. Dieci chilometri sono sterrati. E' uno sterratino un po' impegnativo, c'è ghiaia: se viaggiate in coppia
e a pieno carico fate attenzione, ma non ci sono problemi. Giungiamo alla strada poco frequentata che collega San Benedetto in Alpe con Marradi. Noi ovviamente
ci dirigiamo a Marradi percorrendo i divertenti curvoni del Passo Eremo e del Passo Peschiera. L'ultimo tratto, prima di Marradi, è molto stretto: occorre fare un po'
di attenzione,ma l'asfalto è buono.
A Marradi seguiamo le indicazioni per Palazzuolo sul Senio, in modo da affrontare l'ultimo passo di questo itinerario, con le belle e divertenti curve
del Passo del Carnevale... bello, bello, bello!
Eccoci a Palazzuolo sul Senio. Per "chiudere" l'anello dobbiamo dirigerci verso la pianura, verso la Via Emilia. Occhio agli autovelox, ce ne sono spesso. Così come ci sono
limiti di velocità che risultano incomprensibili e stupidi: ad esempio (foto qui a destra) appena fuori Palazzuolo,la velocità massima passa da 50 a 30 all'ora. Mi piacerebbe
di conoscere il proprietario del fine cervellino che ha deciso una 'roba' del genere...
Comunque la strada non è ancora brutta nè noiosa: Casola Valsenio, Riolo Terme (con la sua 'Curva Capirossi' all'uscita dalla frazone di Borgo Rivola)... poi è pianura,
e a Castelbolognese ci si ricongiunge con la Via Emilia... anche l'autostrada è vicina, si puà riprendere a Imola o a Faenza.
Gattostanco, 6 settembre 2009
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