Non importa se si è di destra, di centro o di sinistra: oggi è urgente e necessario l'impegno di tutti gli italiani onesti e intelligenti per salvare la Repubblica italiana dallo sfascismo populista e immorale di Berlusconi |
| Una striscia rossa in difesa della libertà di informazione |
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Il sito Web di Gattostanco: dedicato al generale Zorzo Frundsberg ed al suo cappio d’oro ADESSO, PAPI, DENUNCIACI TUTTI! |
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DEMOCRAZIA E RISCHIO REGIME
Questa sera (15 settembre 2009) Ballarò non andrà in onda, perchè avrebbe potuto rubare la scena alla puntata speciale con cui Bruno Vespa dovrà magnificare
il Sommo Sovrano d'Italia, che sarà impegnato a L'Aquila nella consegna di qualche casa a qualche terremotato
(94 moduli abitativi provvisori costruiti con i fondi della Croce Rossa e del Trentino... neppure governativi)...
Si tratta di un puro show televisivo personalistico, nulla più.
Che democrazia reale c'è, mi chiedo, se le fonti di informazione vengono prosciugate e gli italiani sono costretti e
convinti ad assumere un'informazione faziosa, edulcorata, distorta?
Il problema non è una puntata di Ballarò.
Vorrei che gli italiani riflettessero su questa politica della goccia... dopo goccia, che di fatto ci sta privando
di un pilastro su cui si fonda ogni democrazia (se no su cosa decidono gli elettori, sulla realtà unica?): la pluralità delle fonti di informazione.
In mancanza di questo siamo di fatto (e lo siamo) al regime, dove non c'è neppure più bisogno di olio di ricino e manganelli.
D'altronde basta vedere come attorno allo stesso Fini si stia facendo terra bruciata: non è ammesso neppure lì,
nel partito di maggioranza, avere dubbi o idee diverse rispetto al manovratore.
Possibile che i laici del centro destra siano tutti diventati clericali nel momento in cui il Capo ha deciso così?
E gli italiani questi dubbi non se li pongono?
Questi dubbi dovrebbero essere anche i loro.
Gattostanco, 15 settembre 2009
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FIRMA ANCHE TU l'appello di tre giuristi per la libertà di stampa L’attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere. Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di "cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee", come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso. Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto. Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky Firma anche tu questo appello: qui
Adesso Papi, denunciaci tutti: le dieci domande alle quali il Presidente del Consiglio non ha mai risposto «...Se Berlusconi avesse un’amante, o anche se la raccomandasse alla Rai, sarebbe gossip, ma il fatto che il capo del governo sia connesso, sia pure come utilizzatore finale, con un giro di prostituzione organizzata non è gossip, ma un fatto pubblico, che mina la credibilità dell’Italia nel mondo e delle istituzioni e su cui è tenuto a dare spiegazioni ...»
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