I quasi vent'anni di berlusconismo ci hanno portato sull'orlo del baratro economico, hanno distrutto la percezione di moralità e responsabilità verso il Paese e le leggi, han fatto sì
che l'Italia, in tutto il mondo, fosse considerata una repubblica da barzelletta. Ora ci restano rabbia, amarezza e tanti sacrifici per non far fallire il paese. Ma non dimentichiamoci di chi sono le maggiori responsabilità dei sacrifici che dovremo fare da qui per i prossimi decenni |
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mototurismo
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Sabato 25 giugno, ore 7.30. Non c'è motivo di fermarsi molto di più qui nella periferia commerciale di Reims. Colazione 'convenzionale' (ovviamente molto preconfezionata,
vista la sistemazione) e via, in direzione Calais.Dopo un centinaio di chilometri dobbiamo inaugurare le antipioggia, ma poi la strada è ok (vento a parte). Sì, il vento è fortissimo, spesso laterale e senza alcun ostacolo, visto che siamo immersi in un'autostrada costeggiata da chilometri e chilometri di coltivazioni cerealicole (sembra il Minnesota). Arriviamo comunque a Calais pochi minuti prima di mezzogiorno. Il primo traghetto in partenza è della Seafrance e parte con un quarto d'ora di ritardo. Ma noi abbiamo fatto il biglietto comprensivo del pasto (76 euro a coppia, ovviamente moto compresa): appena ci fanno salire a bordo, e naturalmente una volta fissate le moto, saliamo a farci un 'fish & chips' non indimenticabile, ma neppure da dimenticare ;-) La traversata durerà appena tre quarti d'ora, ma riusciamo comunque a godercene qualche minuto all'aperto, richiamati da Cristina che aveva trovato la boutique di bordo. Alle 15 sbarchiamo a Dover e facciamo benzina (cara anche rispetto alla non economica Francia). Direzione ovest: in tre ore siamo a Stonehenge. Il fascino di quest'opera neolitica è notevole, anche se, in effetti, diciamocelo: c'è veramente troppa folla ciarliera per potersi godere tutta l'emozione di essere qui. Riusciamo comunque a scattare qualche foto senza comprendere la scolaresca variopinta o l'onnipresente coppietta giapponese in viaggio di nozze scatta-posa-scatta-sorriso. Comunque le 7,5 sterline a testa le spendiamo solo perchè è la prima volta che passiamo da queste parti... un po' esoso per un giretto nel prato attorno al sito (ben visibile anche dalla strada) e, soprattutto: neppure un adesivo da attaccare nel bauletto!!!! Sgrunt :-( In pochi chilometri raggiungiamo Devizes. A caso (ma ormai cominciamo ad avere 'naso' nello scegliere alloggi e ristoratori) troviamo un ottimo albergo, il 'Black Swan Hotel' che si rivelerà anche un'ottima scelta per cena. Cominciamo a 'sentire' di essere in viaggio. Senza impegni, telefoni, senza accendere la tv... rilassante e piacevole, come la classica passeggiata del dopocena, per smaltire alcool e cibo. Alle 23 siamo a nanna: domani si sbarcherà in Irlanda! |
Domenica 26 giugno. Il karaoke del locale di fronte al nostro albergo nulla ha potuto contro il giusto riposo dei guzzisti :-)Se la cena era stata ottima, così come la stanza assegnatoci, ci godiamo la prima colazione british: uova strapazzate, bacon, salsiccia, lonza, funghi, pomodoro e, naturalmente, pane tostato per finire con un po' di burro e marmellata d'arancia! Partiamo con un po' di nebbiolina, ma non è freddo. La Stelvio protegge bene e non c'è bisogno della maglia termica tra t-shirt e giubbotto. Comunque a metà mattina spunta il sole, e a Fishguard ci imbarchiamo su un traghetto della Stena Line. La partenza è sulle 15 (chiusura del check-in un'ora prima). Tre ore e mezza di navigazione. Che passano in fretta contando su una giornata perfetta: sole, poco vento, mare calmo. Spezziamo la poca fame che si affaccia nel primo pomeriggio con un dolce ed una Coca Cola, ci abbrustoliamo sul ponte, compriamo qualche 'cazzerillo-ricordo' alla boutique di bordo.
Alle 18 in punto siamo in terra irlandese, a Rosslare Harbour! |
Lunedì 27 giugno. Dopo tre giorni di trasferimento comincia il nostro giro dell'Irlanda. Partiti da Kildare dopo un'abbondante irish breakfast, ci dirigiamo verso il
villaggio di Carne (a sud di Kilrane), noto per i molti tipici cottage con il tetto di paglia. E' anche una località turistica abbastanza frequentata, anche perchè pare che il pesce di
questa zona sia uno dei migliori del mondo.Tra brughiere spazzate dal vento, poi, troviamo la penisola di Hook con l'omonimo faro di Hook Head, che è il faro più antico tra quelli ancora oggi funzionanti. In effetti il faro è meta di turisti ed appassionati: c'è un piccolo museo, un bar ed un negozio di souvenir. I giovanissimi della penisola sono soliti trovarsi proprio qui.
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Martedì 28 giugno. Miss Goggin (dopo una splendida colazione), informata dell'itinerario che intendiamo fare nel corso della giornata, ci consiglia d
i fare una breve deviazione per Midleton, dove c'è la Distilleria Jameson. Ci arriviamo che non sono ancora iniziate le visite alla distilleria, nè le degustazioni, ma l'ambiente è
molto interessante, ed il Visitor Center è aperto. Qualche foto, una bella sniffata agli splendidi profumi del Whisky, qualche acquisto (bottiglie e gadgets) e siamo di nuovo in
moto.Il tempo fin'ora clemente ci fa assaggiare un po' della sua variabilità: in pochi secondi arriva un acquazzone che non ci lascia neppure il tempo di indossare le antipioggia. In ogni caso la mattina passa giocando a rimpiattino anche con il sole: passiamo anche da Cobh, da Cork, da Kinsale. Annotiamo anche Glandore, Casteltownsed, Bantry.
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Mercoledì 29 giugno ripartiamo da Allihies soddisfatti di aver trovato ancora una volta una sistemazione degna di nota: per l'ospitalità, il cibo, i colori del paesaggio
che ci riempiono il cuore. La notte è passata con l'acqua che pioveva a catinelle. La mattina splende ancora una volta la nostra 'buona stella'... il sole. Ci sono 11 gradi, e
quindi partiamo con l'antipioggia (che poi di tanto in tanto ci servirà a causa di un acquazzone imprevedibile... magari con il sole).Completiamo l'itinerario del Ring of Beara e a Kenmore iniziamo il Ring of Kerry (inizialmente un po' noioso, a causa di lunghi chilometri in mezzo alle campagne, poi molto bello. Sosta a Portmagee (dalle belle case colorate e con una foca che sguazza nella baia), per un caffè, e poi ci dirigiamo verso la Penisola di Dingle, ed il suo ring.
Proprio con partenza da Dingle ci regaliamo l'unica smanettata d'Irlanda (smanettata per modo di dire, visto il pieno carico delle nostre due moto): una bella salita
veloce al Connor Pass, che con i suoi vertiginosi 456 metri risulta essere il passo più alto d'Irlanda (e quindi si aggiunge orgogliosamente alla collezione).
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Giovedì 30 giugno. Ripartiamo da Fenit e riprendiamo la nostra 'rotta' a Tralee. Trasferimento in mezzo alle campagne irlandesi fino al ferry di Tarbert.Teniamo poi la direzione per Liscannor per visitare le famose scogliere di Cliffs of Moher (meritano sicuramente una vista, anche se a mio avviso le Slieve League sono ancora più affascinanti... ma di queste ne parleremo più avanti). Si paga il parcheggio poi si scarpina fino in cima...
Anche la penisola successiva è molto bella, con pochissima vegetazione e bianche rocce spaccate dal sole. Le viste ed i luoghi da ricordare sono talmente tanti che è quasi impossibile annotarli tutti... anzi: togliete pure il 'quasi'... |
Venerdì 1 luglio, dopo l'ottima colazione (lo ammettiamo: tra Gran Bretagna e Irlanda NON abbiamo mai trovato una colazione che non potesse essere definita
almeno come 'ottima'), ripartendo dal porticciolo addormentato di Cleggan, finiamo di vedere alcuni splendidi scorci di Connemara. Ci fermiamo anche a 'studiare' una delle torbiere che da queste parti sono evidemente molto importanti per fornire combustibile alle case... sono innumerevoli i camioncini che trasportano i sacchi della torba fatta a pezzettini e poi fatta seccare. Attraversiamo altra verdissima campagna. Non riesco ovviamente ad annotare tutti le località del percorso, ma sicuramente passiamo da Westport, Newport e da Strandhill, una sorta di 'lido' di Sligo, popolata dai surfisti.
Guardando la cartina dell'itinerario e gli appunti che Cristina e Stefano hanno preparato per questo splendido viaggio, cominciamo a pensare che forse abbiamo messo troppa carne al fuoco... fin'ora siamo stati fortunati: nessun inconveniente, tempo clemente... ma non è che poi dovremo 'correre' tralasciando mète irrinunciabili? L'Irlanda non solo è vasta, ma anche le strade (ovviamente quelle secondarie, quelle costiere, quelle... belle!) sono abbastanza lente (e sconnesse, qui all'ovest). Operiamo quindi un taglio e dalle Slieve League puntiamo su Ardara, Glenties, Fintown, per raggiungere in linea quasi retta Malin Head. Tra Ardara e Glenies annotiamo il secondo passo: il Glengesh pass e fotografiamo per catalogarlo nella collezione! Si sta facendo sera e ci rendiamo conto che in giornata non raggiungeremo certamente Malin Head. Ad ora di cena troviamo, a Buncrana, una dignitosa sistemazione in una economicissima Guesthouse... Buncrana, pur essendo affacciata sullo Lough Swilly, è una cittadina che ha visto tempi migliori e dove il turismo pare essere sconosciuto. La spiaggia, d'altronde, è dominata da una fabbrica della Fruit of the Loom moderna, di notevoli dimensioni ma... dismessa ed abbandonata, probabilmente travolta negli ultimi anni dalla delocalizzazione in Asia che ha spazzato via l'industria tessile europea... un enorme 'buco nero' che fa riflettere, vista anche la modernità dell'impianto, di un investimento che sicuramente non ha visto concludersi il proprio ammortaaento, e che ha prodotto in Buncrana una enorme serie di negozi e ristoranti chiusi... |
Sabato 2 luglio. Come d'accordo la signora della Guesthouse ci aspetta per la colazione. Spendiamo solo 50 euro a stanza (colazione, appunto compresa). Non sarà
certamente il Grand Hotel, ma la 'Town Clock' si è dimostrata pulita e accogliente. Dopo pochi chilometri vediamo un cartello con indicato un punto panoramico e troviamo un gioiellino
di paesaggio di cui non sappiamo il nome... ma oramai siamo a pochissimi chilometri dalla nostra mèta odierna...
Malin Head, il punto più a nord d'Irlanda!
Essere giunti qui, a malin Head, con le nostre moto, ci dà una bella emozione. Un piccolo piazzale spazzato dal vento, i resti di una vecchia stazione di controllo e telecomunicazioni
che gli Alleati utilizzavano durante la Seconda Guerra mondiale, più giù, vicino agli scogli, nell'ultimo spiazzo verde, con migliaia di sassi bianchi ben si legge
la scritta 'EIRE'.
Ripartiamo da Malin Head e raggiungiamo Greencastle, ma le foche, che pare 'abitino' anche nei pressi del porticciolo, proprio non si fanno vedere. I ruderi del castello
non sono particolarmente interessanti, ma la passeggiata sotto al paese, lungo gli scogli, merita una breve sosta. GpStefano ci porta fuori da Londonderry in un attimo e senza incertezze, e ci dirigiamo naturalmente verso est. Siamo nuovamente fermi per una visita al Tempio di Mussenden ed ai resti del vicino castello. Il tempietto, spoglio, non dice granchè a noi ravennati 'abituati' alla bellezza dei nostri mosaici romanici e bizantini, ma la posizione in cima alla scogliera è molto suggestiva.
E' sabato pomeriggio: a Portstewart e Portrush c'è la 'movida'. Noi evitiamo quindi di cercare qui
un alloggio e proseguiamo. Passiamo velocemente dalle scogliere che ospitano i resti del Castello di Dunluce e
raggiungiamo quindi il Giant's Causeway che è quasi sera. |
Domenica 3 luglio. Lo Smugglers Inn ed il Giant's Causeway sono nel territorio di Bushmills, dove
si trova l'omonima distilleria, nota per essere la più antica dell'Irlanda del Nord, e che è ritratta
in tutte le Sterline in banconota emesse dalla Banca Centrale dell'Ulster. Purtroppo a quest'ora della domenica mattina il Visitor Center è chiuso, e ci dobbiamo
accontentare di una foto agli storici edifici.
Da Bushmills, quindi, cominciamo a seguire la splendida Causeway Road, un percorso tabellato che offre in questa prima parte delle viste mozzafiato su scogliere,
antichi castelli diroccati, porticcioli e bianchi paesini protetti dalle scogliere, isolette di ogni forma e dimensione... è difficile fare l'elenco di tutto ciò
che è offerto da questa costa! |
Lunedì 4 luglio, annotazione di servizio: il Salty Dog Hotel ha, come personale di servizio, le ragazze più carine di tutto il viaggio :-)In un quarto d'ora da Bangor raggiungiamo il centro di Belfast. Come abbiamo già sperimentato a Londonderry, cerchiamo il parcheggio custodito più centrale e chiediamo se possiamo lasciare le moto. Anche qui ci chiedono di metterle entrambe in un posto-auto, è sarà gratuito. Due passi e troviamo già il capolinea dei bus turistici a due piani, con il piano di sopra aperto. Il tempo di un caffè nel chiosco rosso accanto alla fermata, ed il giro turistico parte. Belfast è una città molto bella, con le strade del centro ampie ed ordinate. L'aspetto è veramente quello di una piccola ma dignitosa capitale. Ma quando il pullman esce dal centro e si tuffa nelle periferie, beh: qui c'è la pelle d'oca che ci aspetta. I murales che richiamano la lotta armata, i memorial dedicati ai martiri delle due parti, i reticolati, i muri che, ancora oggi, in alcune zone si chiudono al calar delle tenebre.
Approfittiamo del bus per arrivare al Crown Bar, con la sua corona di mosaico davanti alla porta. Pare che la decisione
sul nome da dare al locale sia stata della moglie del fondatore (che ha scelto appunto la corona), ma il marito, antimonarchico, si è 'vendicato' posizionando una corona di
mosaico all'ingresso, in modo che tutti la calpestassero. Il pub è splendido, con ancora molti lumi a petrolio! Si beve o si mangia, oltre che al banco, nei 10 separè
chiusi con tanto di porta. Quando si ha bisogno del cameriere, c'è il campanello da suonare, e in alto, sul soffitto, si accende il numero del tavolo... I prezzi sono
assolutamente competitivi nonostante il valore aggiunto del fascino della storia... spesso c'è un po' da aspettare, ma il personale prende nota del nome e fa una lista
di attesa. |
Martedì 5 luglio, dopo una notte di acqua fortissima e vento, ringraziamo di aver potuto ricoverare le moto nel garage al chiuso, e scopriamo che Stefano aveva capito bene:
79 euro a coppia, per camera e l'altrettanto lussuosa colazione, sono un prezzo veramente eccezionale! Se passate da queste parti segnatevi il Bracken Court Hotel, ma controllate
che ci sia l'offerta in corso, perchè i prezzi esposti dietro la porta vanno da 150 a 200 euro...Partiamo con le antipioggia, ma in realtà ci serviranno più che altro a proteggerci dall'acqua sulla strada alzata dagli altri veicoli. Alle 9.30 siamo a Dublino, passando dal tunnel della zona industriale (10 euro prima delle 10 di mattina... 3 euro dopo). Entriamo in centro e cerchiamo un ufficio informazioni, Scegliamo un hotel in centro con vicino un garage custodito. Lasciamo le moto, prendiamo le camere e ci vestiamo con scarpe da ginnastica e felpa. Siamo pronti per visitare Dublino. Prima a piedi, per le vie del centro, fino alla zona di Temple Bar, poi con il classico autobus a due piani con percorso turistico. L'autobus però, rispetto a Belfast, permette una visuale minore perchè le sponde sono più alte. Le strade secondarie, poi, sono spesso più strette rispetto a quelle di Belfast, e ciò rende arduo realizzare buone foto. Ne approfittiamo però per scendere alla Birreria Guinness. Paghiamo il biglietto e inizia la visita in questo spazio visitatori, che ripercorre il processo di produzione, proprio al centro di questa enorme distilleria. Spillare la nostra birra direttamente in fabbrica è una grande soddisfazione. Ne approfittiamo per mangiare qualcosa al Brewery Bar poi saliamo al Gravity, una enorme e moderna bolla di vetro al punto più alto dello stabilimento. Qui ci viene offerta una pinta (compresa nel biglietto d'ingresso) e una vista a 360 gradi su tutta Dublino. Al Gravity ci saranno 200 persone, che guardano il panorama, ascoltano musica (in sottofondo: gli U2!!!!), bevono Guinness, chiacchierano. Da sola, la visita e la vista al Gravity, meritano le 14 sterline dell'ingresso! Scendiamo allo Store per comprare un po' di souvenirs e poi usciamo ad aspettare l'autobus. Per tornare al nostro albergo ci mettiamo parecchio tempo: evidentemente il traffico delle 17 assedia anche Dublino. Acquisti di souvenirs, una rinfrescata in albergo e poi, per cena, in zona Temple Bar, in effetti ormai molto 'turisticizzata' (d'altronde mi sembra che tutta Dublino viva sul turismo... i negozi di souvenirs non si contano... addirittura c'è la catena dei punti vendita specializzati Carrolls che pare onnipresente!!!), allo splendido The Oliver St. John Gogarty, dove troviamo buona musica, buon cibo e prezzi molto convenienti.
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Mercoledì 6 luglio Andiamo a recuperare le moto nel garage 'custodito' senza svegliare il 'custode' che se la dorme con la testa all'indietro e a bocca spalancata dietro la
vetrata del suo gabbiotto. Quel garage non era proprio il massimo, ma anche questa volta ci è andata bene, e per di più le moto hanno dormito al riparo dagli acquazzoni che
questa notte hanno lavato per bene l'aria di Dublino.Evitiamo il tunnel e ci affidiamo allo Zumo 550 di Stefano (ieri sera, mentre io prendevo appunti a penna per scrivere questo report, lui tracciava una rotta di uscita dalla capitale). Non ci mettiamo molto a ritrovarci in mezzo alla campagna irlandese, e poi addirittura in collina. Abeti, vegetazione fitta e verdissima, strade ben livellate: l'Irlanda a sud di Dublino è completamente diversa da quella che abbiamo conosciuto la settimana scorsa nell'ovest! Pare quasi montagna, anche se mancano le cime rocciose alle quote alte. Passiamo Roundwood, il villaggio più alto d'Irlanda, e ben presto siamo nell'affascinante Glendalough, amena località dove Frate Kevin voleva fare l'eremita, ma venne (novello Forrest Gump) seguito da tanti discepoli che alla fine costruirono un vero e proprio villaggio...
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Giovedì 7 luglio. E' inutile negarlo: aver lasciato l'Irlanda così in fretta, scacciati dalla tempesta, ci ha un po' immalinconiti. Però abbiamo negli occhi (e nei
tanti GigaByte delle schede SD delle nostre fotocamere), tantissimi ricordi. E' stato un 'giro' stupendo. Indimenticabile.Ripartiamo da Fishguard, dopo l'ennesima notte passata ad ascoltare di tanto in tanto il rumore della pioggia battente, consapevoli che 'il bello' (motociclisticamente parlando) della nostra vacanza 2011 è già alle porte. Oggi sarà un banale trasferimento per prendere, a Dover, un altro traghetto (sperando di ballare un po' meno). Piove a sprazzi, a sprazzi la strada bagnata e poco drenante, è illuminata dal sole e non si vede niente. Altri momenti quasi sale la nebbia insieme alla pioggia. Traduzione: mi divertivo di più tra le scogliere irlandesi, in mezzo al nulla!!! Ci fermiamo a fare benzina (eravamo sbarcati senza fare il pieno) dopo 200 chilometri di strada faticosa... ci riprendiamo un attimo visto che il tempo migliora, e ci spariamo altri 340 chilometri senza fermarci per arrivare direttamente al terminal di Dover. Ci informiamo sul traghetto che partirà per primo e quindi facciamo il biglietto per attraversare con la P&O (Claudia ed io, pagando 'cash', spendiamo 42 sterline. Stefano e Cristina, con la Carta di credito, 46,5. Quasi il 10% in più... alla faccia della promozione a favore della riduzione dell'uso contante e a favore della moneta elettronica!!! ...o sarà che i Guzzisti, straccioni, hanno diritto ad uno sconto rispetto ai ricchi BMWisti? ... è un campo da indagare, questo...).
Attraversata con il sole. Cristina spende le ultime sterline nella boutique della nave, Claudia ci prova ma alla fine 30 le riportiamo a casa ...sarà un investimento, visto
come sta l'Euro in questo periodo? :-) |
Venerdì 8 luglio. ARGH! Non sono ancora allineato al nuovo orario e, per la prima volta, mi sveglio di soprassalto che è già quasi ora di colazione.Colazione nuovamente 'continentale' (quando mangeremo ancora salsicce, bacon, uova e funghi a colazione?), ma ottima. 'Investiamo' poi mezz'ora per mostrare a Cristina e Stefano la bellezza del panorama che si ha dall'alto di Cap Blanc-Nez (una camminata a piedi di cinque minuti, dopo un paio di chilometri molto belli, di strada curvosa da Escalles). Qualche nuvola ci regala un po' di pioggia, ma l'aria tersa ci permette di vedere, al di là della Manica, le bianche scogliere di Dover illuminate da un raggio di sole. Poi solo la noia... ci infiliamo in autostrada e fino a pomeriggio inoltrato ci fermiamo solo un paio di volte per far banzina e per sgranocchiarci un sandwich in autostrada. Anche oggi, almeno per tutta la mattinata, il vento infila di traverso l'autostrada srotolata senza protezione in mezzo agli sconfinati campi di cereali della campagna francese. Ringraziamo la protezione offerta da GS e Stelvio... con moto miù 'nude' o sensibili al vento, sarebbe stata una bella faticaccia... ma queste sono vere macinachilometri! In Alsazia decidiamo di fermarci nella bella Ribeauvillè. In questo modo domattina potremo decidere se arrivare a casa in serata senza sforzi, oppure dedicare una giornata all'ottovolante dei Passi svizzeri nei pressi di Andermatt.
A Ribeauvillè, dicevo, sappiamo che ci si trova bene. Il clima è mite, il vino è buono, così come il cibo e l'ospitalità. Tempo di una doccia e siamo a curiosare tra i negozi (molti
però dei quali, purtroppo, chiudono presto, alle 18.30). Pasticcerie e panetterie, però, spandono ancora tra le strade del paese dei profumi impossibili da ignorare. |
Considerazioni e ringraziamenti: per viaggi del genere la Stelvio 2011 si è rivelata adattissima, tanto da non farci invidiare più di tanto l'ancor più tecnologico GS Adventure di Stefano & Cristina.Il nuovo serbatoio della Guzzona garantisce una buona autonomia. Noi facevamo benzina più o meno ogni 350/400 chilometri, così stavamo tranquilli ed avevamo sempre un buon margine di autonomia residua... L'ergonomia della Stelvio è sempre quella dal 2008: perfetta, quindi non ci si stanca mai. Il comfort poi è stato migliorato dalla nuova sella: superbamente comoda anche dopo ore ed ore di marcia! Il cupolone dell'NTX protegge molto, ma crea anche qualche vortice rumoroso. Abbiamo risolto molto bene montando, durante i trasferimenti, il parabrezzino supplementare Touratech che avevo comprato quando avevo la Multistrada. Fino a 120 all'ora, con quello, si può viaggiare in pieno relax con il Nolan N-90 con la mentoniera alzata. Oltre quella velocità, comunque, c'è un ottimo silenzio... solo quando piove e c'è poca visibilità, visto che ci si guarda attraverso, vale la pena abbassare il tutto. Comunque arrivati in Irlanda l'ho smontato e riposto sul fondo del baule (porta via pochissimo spazio), per ritirarlo fuori nel trasferimento di ritorno... Nessun problema con i bagagli. Le Trax di serie sulla NTX ed il 55 litri della MyTech ci hanno consentito di portare a casa anche moltissimi souvenir, bottiglie di Whisky comprese. Ho utilizzato una piccola borsa serbatoio OJ solo per le piccole chincaglierie sempre a portata di mano e per la piantina... Ottima la guidabilità della Stelvio anche a pienissimo carico.
Inconvenienti: nessuno.
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